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Verso un’economia della speranza

La Dottrina sociale della Chiesa all’Addolorata con don Casazza

 

Venerdì  nel salone San Pio X dell’oratorio dell’Addolorata, si è svolto il sesto incontro del ciclo “Uniti in un progetto di libertà”, dedicato alla Dottrina sociale della Chiesa (DSC).

Tema della serata, “Verso un’economia della speranza”, presentato dal professor don Fabrizio Casazza, parroco e docente alla Facoltà teologica di Torino e consulente ecclesiastico piemontese dell’Unione cattolica della stampa italiana.

Nel suo intervento don Casazza ha proposto una riflessione sul capitolo settimo del Compendio della DSC, dedicato alla vita economica. Il percorso è partito dalla prospettiva biblica: nella Scrittura la ricchezza appare realtà ambivalente.

Da un lato l’abbondanza dei beni è segno di benedizione; dall’altro i profeti denunciano abusi, sfruttamento e ingiustizie verso i poveri. La terra, ha ricordato il relatore, appartiene a Dio ed è affidata agli uomini perché la amministrino: da qui il principio dell’uso sociale della proprietà privata.

L’economia, nella visione cristiana, non può essere separata dalla dimensione morale. Solidarietà e sussidiarietà devono accompagnare il discorso economico, ma in equilibrio: la solidarietà isolata rischia di diventare assistenzialismo; la sussidiarietà senza solidarietà può trasformarsi in localismo egoistico che lascia indietro le realtà più fragili.

In questo quadro s’inserisce il ruolo dello Stato, che – ha spiegato don Casazza – non deve sostituirsi in tutto e per tutto all’iniziativa economica e sociale, ma definire il quadro giuridico entro cui i rapporti economici possano svilupparsi in modo giusto. L’intervento pubblico può essere necessario nelle crisi, ma non deve degenerare in assistenzialismo.

Durante l’incontro si è parlato anche di mercato e beni pubblici: esistono ambiti in cui la logica del mercato non funziona, come per molti servizi essenziali (quelli un tempo chiamati “monopoli naturali”), perché prevale la tentazione di scaricarne il costo su altri. La DSC invita quindi a un equilibrio tra libertà economica, responsabilità pubblica e partecipazione della vita economica e civile della società.

Uno sguardo è stato rivolto anche alla globalizzazione, che offre opportunità ma comporta rischi: non deve diventare una nuova forma di colonialismo economico, bensì una “globalizzazione della solidarietà”. La riflessione ha toccato infine le sfide ricordate dall’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. Il cosiddetto paradigma tecnocratico, che interpreta i rapporti umani secondo la logica della tecnica e dell’efficienza, è indicato tra le radici dello squilibrio ecologico globale.

In conclusione è stato richiamato il valore dell’educazione alla responsabilità: cittadini consumatori, produttori e comunicatori sociali (tra cui i giornalisti) sono chiamati a scelte più consapevoli, perché anche l’economia può diventare spazio di solidarietà e crescita umana.

Il prossimo appuntamento del ciclo “Uniti in un progetto di libertà” è fissato per il 20 marzo.

 

 

 

Luca Beccaria