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Gli Ebrei di Salonicco 1492-1943
Una mostra capace di conquistare il pubblico
Sedici pannelli ricchi di immagini e di date e ancora più densi di fatti. Se non avete già incontrata al Museo Ebraico di Bologna vale la pena fare un salto alla Sala Carmi del complesso ebraico di Casale Monferrato, dove è allestita “Gli Ebrei di Salonicco 1492-1943 - La diplomazia italiana e l’opera di rimpatrio”. Una mostra capace di conquistare il pubblico con la sola forza del racconto: il visitatore scopre una vicenda drammatica che ha per teatro una città per molti versi cardine tra le culture del Mediterraneo. Un ricco passato che più volte è stato minacciato e che durante la Seconda guerra mondiale si è cercato scientificamente di cancellare. E tuttavia: “Questo di Salonicco è un evento di luce”, riassume Daria Carmi, Curatrice del Museo dei Lumi di Casale, durante l’inaugurazione di domenica 19 marzo, ma è anche una vicenda di riscatto morale, perché vede le stesse autorità italiane compromettersi per il salvataggio di una delle più antiche e numerose comunità ebraiche europee.
Dopo la conquista della Grecia, i Nazisti, infatti, fecero di questa nazione un vero laboratorio per le prime deportazioni verso quella “soluzione finale” che stava diventando sempre più chiara nella loro mente. E a Salonicco, centro importante del commercio e dell’ebraismo internazionale gli ebrei erano tantissimi: ben 56.000.
Una piccola parte di loro riuscì a salvarsi grazie all’Italia che dichiarò di voler farsi carico degli ebrei italiani, o di discendenza italiana, facendo presente alle autorità tedesche di considerarli connazionali e, come tali, soggetti prima di tutto alle leggi del loro Paese, destinandoli quindi al rimpatrio. Venne così offerto il passaggio a 280 di loro, ma il consolato italiano a Salonicco cominciò anche a estendere il più possibile questa opportunità di salvezza al maggior numero di persone, arrivando anche a offrire la cittadinanza italiana o falsificare i documenti di ebrei greci affinché potessero evitare il campo di sterminio. Il 15 luglio 1943, il Console italiano Guelfo Zamboni - oggi iscritto a Gerusalemme nell’elenco dei “Giusti tra le Nazioni” - e il suo successore Giuseppe Castruccio organizzarono la tradotta che mosse da Salonicco portando momentaneamente in salvo 350 persone.
La mostra che, ricordiamo, è stata realizzata dalla Fondazione Casale Ebraica ETS, in collaborazione con il Museo Ebraico di Bologna e curata da Franco Bonilauri, Vincenza Maugeri e Giacomo Saban z’l’, sarà visitabile fino al 16 aprile, negli orari e modalità di apertura del Complesso Ebraico. Informazioni su www.casalebraica.org tel 0142 71807.
a.a.






