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Convegno a Milano su Sacro Romano Impero

In Europa esistono ancora delle famiglie -come i Sannazzaro di Giarole- che hanno servito il Sacro Romano Impero attraverso i secoli

A Milano, sabato 31 ottobre, presso il Centro Pime (via Monte Rosa, 81), si è aperto il 14º Convegno di Studi Mitteleuropei SACRO ROMANO IMPERO (O QUEL CHE NE RESTA) TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO, con il dott. Paolo Gulisano, il dott. Diego Benedetto Panetta, il prof. Andrea Valsecchi, il dott. Maurizio Silviotti Silvani, il prof. Giuseppe Reguzzoni, il prof. Massimo de Leonardis, il prof. Roberto Coaloa e l’avv. rotale Diego Zoia.

Il convegno, con la significativa presenza dell’Arciduca Martino d’Austria-Este, nipote dell’ultimo Imperatore Carlo e dell’ultima Imperatrice Zita, è stato organizzato dal Circolo del Regno Lombardo Veneto in collaborazione con l’associazione culturale Terra Insubre, il Comitato Summorum Pontificum di Bergamo e l’Associazione Gilberto Oneto.

Molto apprezzato l’intervento di Roberto Coaloa, studioso di Casale Monferrato, storico e docente di Storia dei Paesi danubiani e dell’Europa orientale all’Università di Paris IV – Sorbonne, dal titolo «Il mezzo secolo dell’Austria-Ungheria e le due incoronazioni degli Imperatori Francesco Giuseppe e Carlo, come Re d’Ungheria, nella Chiesa di San Mattia a Buda (8 giugno 1867, 30 dicembre 1916)».

Riportiamo una parte del suo intervento, che sarà pubblicato interamente negli Atti del Convegno, disponibili per Natale, con una interessante parentesi “Monferrina”.



Quando sono a Vienna, non dimentico di onorare un grande storico: Heinrich von Fichtenau (1912-2000), sepolto nel cimitero di Baden bei Wien. Nel 1949, quando uscì il suo volume Das karolingische Imperium, Fichtenau fu criticato dai suoi colleghi, soprattutto tedeschi. Lo storico di Linz, infatti, smitizzò la figura di Carlo Magno e quella del suo Impero. Il “creatore” e il suo Impero non erano più come quelli descritti nell’Alto Medioevo, quando gli storici ricordavano dell’Impero carolingio soltanto la potenza, le conquiste e l’immagine idealizzata di un’entità politica paneuropea. Fichtenau considerò il 13 gennaio dell’anno 888 la fine dell’Impero franco. La data è la morte dell’Imperatore Carlo III, detto il Grosso (in latino Crassus) a partire dal XII secolo, l’ultimo sovrano a governare su tutti i regni dell’impero carolingio: «L’Impero franco era scomparso per sempre. Doveva sopravvivere – per secoli – oltre la sua realtà, nel mondo delle utopie politiche e delle saghe popolari. Queste identificarono senza esitazioni l’Impero con la grande figura di Carlo. I sovrani europei vantarono con orgoglio la discendenza al ceppo carolingio, anche quando essa era remota ed incerta; l’affinità di sangue con gli antichi dinasti fu proclamata, soprattutto quando essa poteva avallare grandi ambizioni politiche: l’aspirazione alla corona franca o alla rinnovata autorità imperiale, come nel caso dei monarchi sassoni e de loro successori». Il restaurato Impero germanico comprese solo l’Europa centrale e parte dell’Italia e l’antica ideologia universalistica rimase viva e attuale, con Ottone pellegrino sulla tomba di Carlo. Poi, con Federico I, l’Impero franco e il grande Carlo furono elevati a simbolo di bellezza e splendore, dimenticando però le ombre che soffocavano quella luce. Oggi, tra studiosi, il dibattito è ancora aperto!

Del Sacro Romano Impero (o quel che ne resta), cari affezionati studiosi, spero appassionati – come il sottoscritto – dell’universo immaginario creato dallo scrittore Tolkien – ci è rimasto per lungo tempo il personaggio di Saruman. Appare con un ruolo da antagonista nel romanzo Il Signore degli Anelli: «Era un vecchio avviluppato in un manto dal colore difficilmente discernibile, poiché mutava ogni volta che si spostavano gli occhi o ch'egli si muoveva. Aveva un viso lungo, dalla fronte alta, ove due occhi profondi, ch'era impossibile scandagliare, parevano ora gravi e benevoli, e un po' stanchi. Capelli e barba erano bianchi, ma intorno alle labbra ed alle orecchie si scorgeva ancora qualche ciocca nera». Figura presente anche ne Il Silmarillion e nei Racconti incompiuti.

Ovviamente sto scherzando, si tratta di una trovata per alleggerire il tono accademico della giornata, utile, però, per raccontarvi come le testimonianze e le vicende di antiche dinastie e famiglie, che hanno fatto grande la storia e plasmato il Sacro Romano Impero, dalla sua fondazione, sono ancora “vive” tra noi. Qualcuno può vantare di discendere dai Carolingi, la prima grande dinastia? Della Dinastia Ottoniana, che ha legato indissolubilmente la corona imperiale al Regno di Germania e alla protezione della Chiesa, chi sopravvive? Degli Svevi del XII e XIII secolo, gli Hohenstaufen, con Federico Barbarossa e Federico II, cosa è rimasto? Della Casata di Lussemburgo e degli Asburgo molto ci sarebbe da dire perché Enrico VII fu celebrato da Dante (è il famoso “alto Arrigo” nel Paradiso) e Carlo IV fu il promotore della Bolla d’Oro del 1356, che regolò le elezioni imperiali. Gli Asburgo sono la dinastia più influente e hanno plasmato l’identità dell’Europa con i rami d’Austria e di Spagna.

In Europa esistono ancora delle famiglie che hanno servito il Sacro Romano Impero attraverso i secoli. Nel mio Monferrato, ad esempio, il Conte Giuseppe Sannazzaro Natta di Giarole può raccontare mille anni di una famiglia tra arte, letteratura e guerra. I Sannazzaro hanno avuto rapporti importanti con almeno quattro Imperatori del Sacro Romano Impero (Federico Barbarossa, Federico II, Enrico VII e Venceslao di Boemia). Dello scontro navale del 7 ottobre 1571, la battaglia di Lepanto, la famiglia Sannazzaro c’era. Nello scontro tra la Lega Santa e l’Impero Ottomano morì Ottavio, cavaliere di Malta.

Enrico VII di Lussemburgo (1275-1313), il 4 novembre 1311, a Genova, concede e conferma a Ubertus Desancto Nazario, “Strenuus vir” a nome proprio e quale procuratore di tutta la “domus de Sancto Nazario” i privilegi già concessi da Federico I e Federico II Imperatori. Quindi, i privilegi riconosciuti da Federico Barbarossa ai Sannazzaro nel diploma del 1163 verranno confermati in altri diplomi rilasciati da altri imperatori nei secoli successivi. Federico II nel 1219, Enrico VII nel 1311 (copia autentica del 1343 esistente in archivio a Giarole) e Venceslao di Boemia nel 1395 (copia autentica del 1457 esistente in archivio). Il Conte Giuseppe Sannazzaro Natta di Giarole può essere orgoglioso di tali memorie: non è comune il caso di una famiglia che nell’arco di circa 230 anni, in pieno Medioevo, abbia ricevuto quattro diplomi imperiali di conferma dei propri privilegi. Per quanto riguarda il diploma di Enrico VII si tratta della copia più antica del mondo (1343). La storia è stata verificata a Giarole da studiosi tedeschi, che affermano sconsolati che in Germania i diplomi più antichi di Enrico VII esistono in forma di copia a partire dal 1500.

Prima ho accennato al Signore degli Anelli. Intendevo, infatti, ricordare un mitico e indimenticabile attore (che poteva ben vantare un antico e nobile lignaggio), che ha interpretato magistralmente quel personaggio creato dal genio di Tolkien, Saruman. Attore famoso soprattutto per le interpretazioni di Dracula. Attore che apparve anche come Lucas de Beaumanoir, Gran Maestro dei Cavalieri Templari, in Ivanhoe (1997), la coproduzione BBC/A&E di Ivanhoe di Walter Scott. L’attore indimenticabile di I cinque draghi d’oro, La vendetta di Fu-Manchu, Il lungo coltello di Londra e Il trono di fuoco. Si tratta di Sir Christopher Frank Carandini Lee.

Sir Christopher Lee nacque a Londra, il 27 maggio 1922, figlio di Geoffrey Trollope Lee (1879-1941), ufficiale dell’esercito britannico, e di Estelle Marie Carandini dei marchesi di Sarzano (1889-1981). Estelle Marie Carandini era nipote di un politico italiano, Girolamo Carandini, marchese di Sarzano (1803-1870) rifugiatosi in Australia e figlia di Francesco Giacomo Carandini, nato a Sydney, e di Florence Clemenson, inglese. Estelle Marie Carandini fu una famosa bellezza del periodo edoardiano ritratta da Sir John Lavery, Oswald Birley, Olive Snell e dalla scultrice Clare Consuelo Sheridan, cugina di Winston Churchill. La bisnonna materna, moglie di Girolamo Carandini, era la cantante lirica inglese Marie Burgess Carandini (1826-1894). Il lignaggio dell’attore ha un tracciato di lungo periodo, che risale fino a Carlo Magno.

I Carandini, infatti, antenati materni di Lee, ottennero il diritto di portare lo stemma del Sacro Romano Impero dall’Imperatore Federico Barbarossa. Attenzione, però, questa è la “leggenda” della famiglia. I Carandini, infatti, non posseggono negli archivi dei documenti che possano attestare origini così antiche, come i Sannazzaro Natta di Giarole.

FOTO. Coaloa -asin.- e l'Arciduca Martino d’Austria-Este