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Nel cuore della classicità viennese...

Domenica 21 gennaio alle 21 al Teatro Municipale di Casale

Un concerto che ci porta dritti nel cuore della classicità viennese quello che propone la Monferrato Classic Orchestra domenica 21 gennaio alle 21 al Teatro Municipale di Casale. Il programma abbina a uno dei più famosi concerti per piano di Mozart, la quarta sinfonia di Beethoven e apre una finestra su uno dei periodi più fecondi della storia della musica strumentale, dove il puro intrattenimento sfumava nel romanticismo. Sarà interessante vedere se il direttore Federico Ferrari creerà un percorso filologico che mette in evidenze una leggerezza comune ai due brani, o farà percepire il passaggio tra i due secoli e i due stili che separano le composizioni, a dispetto dei soli 25 anni che le dividono

Il concerto K 414 per pianoforte e orchestra che vedrà per solista Anita Costa, è del 1782, venuto alla luce in una magica triade con il K413 e K415 (e forse per primo). Pagine scritte da Mozart alla ricerca di emancipazione economica ed emotiva. «I concerti sono una via di mezzo tra il troppo difficile e il troppo facile - scrisse al padre nello stesso anno -Qua e là anche i conoscitori possono ricevere una soddisfazione, ma in modo che i non conoscitori devono essere soddisfatti, senza sapere perché». Nel K414 gli intenditori amanti del passato si deliziano con un omaggio a Christian Bach (Al tempo ben più noto del padre Johan Sebastian) di cui si cita l’ouverture della “Calamita di cuori” nell’Andante. Ma tra un rondò e l’altro, in cui si possono trovare gli echi di molte famose composizioni mozartiane, il compositore prova qualche innovazione, soprattutto nel dialogo tra orchestra e solista: sempre formale, ma con soluzioni timbriche interessanti.

La parola più associata alla Quarta Sinfonia di Beethoven (edita nel 1808) è “Incastonata”, come fosse una casupola finita per caso tra i monumenti della Sinfonia Eroica e il destino della Quinta. La definizione migliore è di Schubert: «Una slanciata ragazza greca fra due giganti nordici». E’ vero, la Quarta ha la gestazione travagliata tipica di una sinfonia romantica, senza il suo pathos. Ma se pure Beethoven, che compone l’opera in un periodo fecondo di progetti, si fosse concesso una parentesi di leggerezza, non ha comunque fatto un passo indietro nel suo stile. Il problema è soprattutto dei critici che lo volevano titanico ora e sempre. E certe idee della ragazza greca fanno ombra ai giganti nordici. Scriveva un campione del romanticismo come Berlioz riguardo all’Adagio: “Questo pezzo sembra essere stato sospirato dall'arcangelo Michele il giorno in cui, colto da un accesso di malinconia, contemplava i mondi ritto sulla soglia dell'Empireo.

Alberto Angelino