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Beati, Santi, Venerabili

Luigi Variara da Viarigi

Zona di confine dell’antico Marchesato monferrino, oggi enclave della diocesi di Asti fra Altavilla e Montemagno, comuni diocesani casalesi, Viarigi si onora di aver dato i natali al beato Luigi Variara. Nasce il 15 gennaio 1875. Il paese anni prima aveva ospitato don Bosco per predicare una missione, ed è al futuro santo che il papà affida quel figlio, conducendolo nell’Ottobre 1887 a Valdocco. Qui matura la propria vocazione e nel 1891 entra in noviziato, che conclude il 2 ottobre 1892 con i voti perpetui nelle mani del primo successore di don Bosco, il beato Michele Rua. Studi di Filosofia a Valsalice di Torino dove conosce il venerabile cusiano Andrea Beltrami; qui nel 1894 arriva don Michele Unia, missionario che da poco ha cominciato a lavorare tra i lebbrosi di Agua de Dios. “Quale non fu il mio stupore e la mia gioia - racconta lo stesso don Variara - quando, tra i 188 compagni che avevano la stessa aspirazione, fissando il suo sguardo su di me, disse: questo è mio”.

Arriva in Colombia nel 1894. Il grande lebbrosario Agua de Dios (chiuso ufficialmente solo nel 1961, quando il governo colombiano abolirà l'isolamento forzato delle persone colpite dalla lebbra) comprende oltre 600 ammalati di lebbra e altrettanti familiari. Tra i religiosi presenti, anche don Evasio Rabagliati, nativo di Occimiano. La sua figura – alla quale questo giornale ha dedicato anche un “viaggio d’autore”, il 1° agosto 2013 - merita una pur breve parentesi.

Evasio nasce il 20 gennaio 1855 e appena quattordicenne incontra a Mirabello don Bosco. Ne viene conquistato, lo segue a Valdocco. Nel ’76 fa la professione perpetua, poi s’imbarca da Genova diretto a Buenos Aires, dove l’anno successivo è ordinato sacerdote, il primo salesiano ordinato in America. Passa in Colombia, dedicandosi particolarmente alla cura dei lebbrosi, e a tal fine si reca anche in Norvegia per incontrare Gerhard Hansen, che nel 1873 aveva scoperto il batterio responsabile della lebbra. Ad Agua de Dios l’incontro con don Variara. Quando la salute è ormai minata, è trasferito in Cile, dove si spegne la sera del 2 maggio 1920; il giorno della morte lascia una busta chiusa indirizzata a don Variara, quasi un testamento spirituale: “Sempre e tutto per i lebbrosi”. Il Presidente della Colombia dedica a quell’eccezionale defunto un “decreto di rimpianto”, onorandone la memoria come “benefattore dell’Umanità”. Il suo ricordo è sempre vivo, in Colombia e a Occimiano, dove nel 2021 è stata inaugurata una targa ricordo sulla casa ove nacque. Il Bollettino Salesiano dell’Ottobre 1920 scrive: la morte ha cinto don Rabagliati “d'un'aureola ancor più fulgida, che, a conforto della povera umanità, ci auguriamo abbia a splendere a lungo”; un viatico per vederlo un giorno negli elenchi delle vite sante?

Riprendendo la vicenda di don Variara, ad Agua de Dios s’immerge totalmente nella sua missione. Dotato di capacità musicali, organizza una banda che crea subito un clima di festa nella “città del dolore”. Il 24 aprile1898 è ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Bogotà e “si rivela presto un ottimo direttore di spirito”. Fra le sue penitenti c'è un gruppo di circa 200 ragazze di cui molte lebbrose; scopre che non poche di loro volentieri si consacrerebbero al Signore, sogno irrealizzabile perché nessuna congregazione accetta una lebbrosa o anche solo una figlia di lebbrosi. Davanti a questa constatazione nasce in lui la prima idea di giovani consacrate anche se lebbrose, e nei primi anni del ‘900 nascono le suore “Figlie dei SS. Cuori di Gesù e di Maria”.

Da quel momento su di lui e sulla congregazione nascente si scatena la bufera: ostacolato, calunniato, intralciato. Viene allontanato da Agua de Dios, e arrivano a torturarlo proibendogli di scrivere alle sue suore”. Mosquera, Contrataciòn, Bogotà, Barranquilla, sono i vari luoghi assegnatigli dall'obbedienza, un lungo calvario, sopportato con pazienza, in silenzio. Nel 1921è trasferito a Tàriba, città venezuelana al confine della Colombia. Ormai malato, rientra in Colombia e muore a Cùcuta il primo febbraio 1923. Nel 1932 la salma viene traslata nella Cappella delle sue “Figlie” ad Agua de Dios, dove ancora si trova.

Domenica 14 aprile 2002, papa Giovanni Paolo II lo proclama beato, indicandolo come “seguace fedele di Gesù misericordioso e vicino agli afflitti”.

Allungando un poco lo sguardo poco oltre la diocesi casalese, e restando nell’area salesiana, a Castelnuovo d’Asti, che già diede i natali a san Giovanni Bosco (al cui onore dal 1930 si deve la nuova denominazione di Castelnuovo Don Bosco), vede nel 1811 la nascita di Giuseppe Cafasso. Compie gli studi secondari e il biennio di filosofia nel Collegio di Chieri e nel 1830, passa al Seminario teologico, dove, nel 1833, è ordinato sacerdote. Quattro mesi più tardi fa il suo ingresso nel luogo che per lui resterà la fondamentale ed unica tappa della sua vita sacerdotale, il “Convitto Ecclesiastico di S. Francesco d’Assisi” a Torino. Muore il 23 giugno 1860, e il Dicastero delle Cause dei Santi lo definisce quale “sacerdote che si dedicò alla formazione spirituale e culturale dei futuri sacerdoti e a riconciliare a Dio i poveri carcerati e i condannati a morte”. E’ ricordato quale fondatore dell’Istituto dei Missionari della Consolata e delle Suore Missionarie della Consolata. Beato dal 1925, proclamato santo nel 1947 da Pio XII.

Un sorella del Cafasso, Marianna, è mamma nel 1851 di Giuseppe Allamano. Studia all’oratorio del Valdocco ed è sacerdote nel 1873. Nominato rettore dell’antico santuario torinese della Consolata, rivitalizza un’istituzione in declino, e riapre il Convitto ecclesiastico. In lui matura ormai l’interesse verso l’attività missionaria. “Animato da instancabile zelo, fonda nel 1901 l’Istituto Missioni della Consolata, e nel 1910 le Suore Missionarie della Consolata, per la diffusione della fede”. Termina il cammino terreno il 16 febbraio 1926. Proclamato beato il 7 ottobre 1990 da papa Giovanni Paolo II.

aldo timossi (13 - continua)