Notizia »

Hermann Nitsch alla Crescentina di Fubine

L’esposizione  è curata da Marzia Capannolo

Per l’autunno inverno del 2026, La Crescentina - Laboratorio per l’Arte che sorge nelle campagne del Monferrato, a Fubine, presenta dino al 10 gennaio (è stata inaugurata domenica) la mostra Hermann Nitsch: Azione e Pensiero dedicata a uno dei padri fondatori dell’Azionismo Viennese, che ha trasformato l’arte in un’esperienza viscerale e totalizzante, superando il concetto tradizionale di rappresentazione per approdare a un rito di liberazione collettiva. L’esposizione  è curata da Marzia Capannolo, con il contributo critico di Lóránd Hegyi e realizzata in collaborazione con la Galleria Umberto Benappi di Torino.

Hermann Nitsch ha posto al centro della sua ricerca il Teatro delle Orge e dei Misteri, un'operad'arte totale in cui il pubblico cessa di essere spettatore e diventa partecipante attivo di una liturgia laica. Attraverso l'uso simbolico e materico del sangue, della carne e del colore, l’artista fonde la memoria dei miti dionisiaci, il sacrificio cristiano e la catarsi psicanalitica in una celebrazione primordiale della vita e della morte. I suoi celebri Schüttbilder – i dipinti realizzati versando e spalmando il pigmento rosso sulla tela, da superfici cromatiche divengono relitti tangibili di un'azione sacrale. Questa estetica dell'eccesso e del sacro si traduce in un assalto sensoriale e sinestetico, dove l'atto della pittura dialoga con la musica, il cibo e il corpo, risvegliando l'uomo moderno dal torpore borghese. Più che una provocazione, l'opera di Nitsch si configura come una profonda, viscerale riconnessione con la linfa vitale e spirituale della terra.

Con la mostra a La Crescentina si vuole creare un dialogo tra l'eredità dell’artista e la potenza

tellurica delle pieghe argillose del Monferrato. L’esposizione vuole evidenziare una sovrapposizione cromatica e spirituale: il rosso liturgico dell'Azionismo Viennese si fonde qui con

le tonalità brune, le marne calcaree e i sedimenti ferrosi delle colline che circondano la tenuta, un

territorio che è un punto di passaggio figlio di una metamorfosi millenaria dovuta a una complessa

stratificazione di argille, limo e calcari che conferisce al terreno e alle rocce sedimentarie del luogo

il caratteristico e suggestivo colore grigio-azzurro. Nitsch, che in queste terre ha frequentato e

riconosciuto gli echi della sua ricerca primordiale, viene celebrato attraverso il concetto di materia

vitale, trovando ne La Crescentina l'altare laico per la sua arte.

In questo contesto, il celebre Teatro delle Orge e dei Misteri abbandona la sua dimensione

puramente performativa per farsi paesaggio. Se per l'artista il corpo umano è il luogo d'elezione del

rito, per il Monferrato il "corpo" è la terra stessa, ciclicamente ferita e rigenerata dal lavoro

dell'uomo. Le tele esposte diventano così mappe di un’esperienza sensoriale totale, capaci di unire

il sacro del gesto estetico al profano della cultura contadina. In questa sinergia tra luogo e opera,

la "terrosità" di Nitsch si rivela non come assenza di spirito, ma come sua massima espressione:

una celebrazione dionisiaca della vita che sorge dal fango e dal sangue per farsi bellezza eterna.