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Francescani a Casale (2)

La storia inizia intorno al 1230/33

 

E’ il 1214. In un momento difficile per il Casalese, stretto nella lotta tra Vercellesi e Alessandrini, qualcuno parte alla volta di Acqui per incontrare Francesco d’Assisi, in viaggio verso la Spagna e il Marocco. Vorrebbero averlo in visita a Casale, ma devono accontentarsi di qualche buona parola, nemmeno una benedizione poiché Francesco non ha ricevuto gli ordini sacri né maggiori né minori, forse è stato nominato quale chierico, quindi obbligato alla tonsura e al saio, nel primo incontro con Papa Innocenzo III. Sono comunque affascinati dal suo modello di vita, dalle storie dei suoi sacrifici estremi, dai racconti dei tanti miracoli compiuti, e probabilmente hanno assicurazione che in un prossimo futuro anche nella città di sant’Evasio arriverà qualche fraticello.

In effetti, la storia dei Francescani a Casale pare inizi intorno al 1230/33. Quando la comunità è più numerosa e il culto del Santo raccoglie sempre più fedeli, si pensa di costruire un tempio a lui dedicato. Padre Francesco Maccono, autore di una storia dei Francescani a Casale, scrive che “la fondazione della prima chiesa e il primo convento Francescano risalirebbero al 1272”; la zona, quella del Cantone Lago, verso il Po (piazza Coppa, ndr). Lo storico casalese Bruno Ferrero aggiunge che la chiesa, ad una navata, risulta ultimata nel 1295, ma con vita breve, appena mezzo secolo.

Nel 1345 infatti gli edifici vengono abbattuti completamente, seguendo un piano di ricostruzione voluto dal marchese Giovanni II Paleologo, artefice di un disegno politico-religioso che mira ad arginare i poteri del vescovo di Vercelli sul Marchesato monferrino, promuovendo l’insediamento dei Francescani, Ordine non condizionato dall’influenza vescovile.

Più tardi, nel 1476 - aggiunge Maccono - il marchese Guglielmo VIII fa costruire un convento, dedicato a santa Maria degli Angeli, a destra della salita sant’Anna; su tale compendio, un poco diversa la versione del cronista Antonio Francesco Alghisi: la chiesa di metà ‘300 “venne indi donata alli Padri Francescani Conventuali, li quali con elemosine dei cittadini ricevute, e sussidii loro dati dai Principi vi fabbricarono attiguamente il convento”.

Tornando al viaggio del 1214, dall’Acquese la piccola comitiva di Francesco si sposta ad Asti. Ricevuto “onorificamente dagli Astesi” e dal vescovo Guidetto, è ospite dei Solaro, “famiglia allora sovrammodo potente, cospicua e ricca”. Gli è data la disponibilità di un terreno, accanto alla chiesa cosiddetta “Madonna della Palude”, dove mette la prima pietra di un convento; “dedica il tempio alla Vergine Maria degli Angeli e lo lascia subito provisto di certi suoi novizi muniti della sua Regola ed osservanza a ciò potessero instruire li successori”. Sulle due costruzioni le non poche cronache dei secoli successivi hanno versioni differenti. Concordi nel fissare al 1214 l’inizio del monastero, qualche fonte, ed in primis la seicentesca “Italia sacra” di Ferdinando Ughelli e “Asta sacra” di Sebastiano Provenzale storico locale del XVIII, sostiene che la chiesa sarebbe stata edificata intorno al 1280/90.

Nei giorni di sosta astigiana, un gruppetto di suoi estimatori chiede di poter creare anche a Moncalvo una pur piccola fraternità. Non è dato sapere chi sia incaricato della missione moncalvese, forse un novizio appena reclutato. Di fatto, al delegato vengono offerti un terreno “dal lato di mezzogiorno nella piccola valle, che appunto si chiama Valletta, ove nasce il torrente Grana, con una piccola chiesa sacrata a S. Genesio, ed una piccola casa ad uso di ricovero pe’ suoi compagni”. La notizia si legge in “Moncalvo, brevi cenni storici” di Giovanni Minoglio, che di fatto riprende, con riserve, cronache precedenti. Sulla vicenda esprime dubbi padre Giacinto Burioni (“Antichi conventi francescani in Moncalvo”, 1941), lasciando immaginare si tratti di una qualche “malsicura” tradizione. In particolare, per quanto riguarda la “casa”, è da sottolineare che, in rispetto della povertà e umiltà Francesco fece sempre obbligo ai propri frati (non a caso definiti Minori) di vivere in capanne di legno, non di pietra, difficili da definire come case.

Qualche incertezza sulla la notizia che nel 1272 “Guglielmo VII marchese di Monferrato essendo a Pontestura… fece accorpare molte case nella contrada Serra di Moncalvo ad effetto che ivi fosse fabbricata la chiesa e convento dè PP. di San Francesco…”. Notizia peraltro confermata dallo storico locale Giovanni Minoglio, secondo cui “i frati non essendo più sicuri nel loro primo asilo, coll’aiuto del marchese Guglielmo VII, i PP. Conventuali eressero a levante entro al cinta della città, sopra un poggio chiamato Montenegro o Belvedere, un convento ed una chiesa dedicati a San Francesco” .

Di certo, nel 1317 il marchese Teodoro I Paleologo riceve da papa Giovanni XXII il permesso di far costruire in città una casa per i frati Minori. La prima attestazione del convento è del 1334: Il marchese Teodoro di Monferrato conferma al convento dei padri minori conventuali i privilegi, possessi e giurisdizione già concessi dai suoi predecessori. Nel 1579 e nel 1601 il monastero, a testimonianza della sua importanza e capienza, ospita il capitolo della provincia conventuale di Genova. A metà ‘700 buona parte della chiesa, ormai ammalorata, è ricostruita secondo il progetto di fra Vincenzo Rovere, guardiano del convento. Altri lavori di restauro un secolo dopo. Nel 1802 viene soppresso il monastero, abitato all'epoca da tredici frati Minori Conventuali, e la chiesa è ufficializzata come parrocchiale. Negli anni successivi l'ex convento passa in proprietà al comune di Moncalvo.

Anche Cortemilia avrebbe avuto, secondo una tradizione locale, la visita di Francesco o di un suo inviato, fondatore del complesso intitolato al futuro santo. Notizia dubbia, in realtà la fondazione sarebbe dovuta al frate, poi beato, Guglielmo de Rubonis, morto nel 1296.

Proseguendo il faticoso cammino verso il confine francese, Francesco ed i compagni fan tappa in “oppidio Cherii”, a Chieri, una delle rare città indicate negli “Annales Minorum” di Luke Wadding (1713). Qui avrebbe avviato i lavori per una chiesa ed un convento, pur se una cronaca del 1825 (la “Storia” di Giuseppe Maria Bianconi) ne ritiene l’inizio da parte di “alcuni dei primi allievi”. In dubbio anche l’attribuzione del convento di Moncalieri, citato nelle “Notizie storiche” di Giuseppe Colombo (1876) che cita anonimi cronisti del passato.

Dopo una breve permanenza a Torino, al tempo piccolo abitato - i torinesi arriveranno a 4000 solo nel 1400 – “ospite dalla nobilissima casa Della Rovere, (…) che donavagli la unita chiesuola di San Vittore in cui lasciava dei suoi frati ad ufficiarla, essendo in quel tempo Vescovo Giacomo I di Carisio”, Francesco dirige su Avigliana, lasciandovi “i suoi religiosi”, verosimilmente novizi. A Susa, incontra la contessa Beatrice di Ginevra, moglie di Tommaso I di Savoia, che gli chiede un segno del suo passaggio e non avendo con sé nulla, questi le dona una manica del proprio saio: la preziosa reliquia, in lana grezza, è oggi conservata nella casa madre dei Cappuccini di Parigi. La contessa si impegna a fondare un convento francescano, la cui prima costruzione è ultimata intorno al 1244.

Passato in Francia, quindi in Spagna, l’assisiate arriva fino a Santiago de Compostela. L’ennesima malattia gli impedisce di trasferirsi in Marocco, come aveva immaginato, quindi la comitiva riprende la via del ritorno. Il cammino è ancora in Piemonte, con le tappe di Vercelli e Alessandria.

aldo timossi (2 – segue)

FOTO. Moncalvo chiesa ed ex convento di San Francesco