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Francescani in Monferrato, ricerca di A. Timossi
Santa Maria del Tempio, Casale (S. Antonio), Brusasco, Santuario di Crea, Sartirana, Fontanetto Po, Crescentino, regione Gerusalemme....
Nel repertorio di chiese e conventi francescani, la nobile storia antica e variegata di Santa Maria del Tempio, registra a metà ‘600 l’acquisto, da parte del francescano Giovan Battista Cagnoli, dei resti di un edificio sacro risalente all’epoca templare, semidistrutto durante l’assedio di Casale del 1640. Curiosamente, la zona, detta del “fossalone”, è sul confine tra le diocesi di Milano e Casale. Nasce un piccolo convento. Nel 1659 i frati ricostruiscono la chiesa e l’annesso convento, che arriva ad ospitare fino a 26 religiosi.
Soppresso nel 1802 e finito tra le proprietà del conte Carlo Massa, riapre nel 1824, acquistato dal benefattore mirabellese padre Desiderio Garavello. Questi lo cede ai Cappuccini, che costruiscono l’attuale chiesa, sotto il titolo di Santa Maria degli Angeli e San Francesco, su un sedime distante 60 metri dalla precedente. Dopo l’erezione in parrocchia, nel 1829, il tempio resta affidato ai Cappuccini della provincia alessandrina e consacrato nel settembre 1832 dal vescovo Francesco Maria Icheri di Malabaila. Entro il 1832 viene trasferito dalla soppressa chiesa cappuccina di San Ludovico di Casale l'imponente altare ligneo, e nel 1841 si costruiscono sacrestia e campanile, su progetto dell'architetto Giovanni Formiglia. Nel 1866, seconda soppressione, ma con due atti del 1870 e 1874 è ancora ricomprato dai sacerdoti cappuccini. Oggi, della chiesa antica restano alcune lesene incorporate sotto il tetto dell’edificio del convento; dove un tempo si innalzava il campanile è rimasto un dipinto murale con la Croce di Malta
Sul lato opposto della diocesi casalese, ecco a Brusasco, Borgo Taparello, la chiesetta intitolata al santo: “Costruita nel 1599/1600, riedificata all’inizio del ‘700. Facciata rivolta a nord, limitata da due alte lesene angolari di ordine toscano in mattoni a vista, poggianti su uno zoccolo, e conclusa da un timpano, è in buone condizioni e vi vengono celebrate le feste francescane”. Il campaniletto, in mattoni a vista di gusto seicentesco, definito «bello nouo» nel 1724, identico a quello già esistente nella chiesa dell’Annunziata.
Breve ma intensa la presenza francescana nel Santuario di Crea. Tra storia e leggenda, l’origine del culto mariano su quel colle. Sant’Eusebio vi sarebbe arrivato nel 350 circa, ma la prima chiesetta è aperta poco dopo l’anno Mille. Nel tempo si attiva anche un convento, nel quale si stabiliscono gli Agostiniani di Vezzolano, sostituiti nel 1483 dai monaci Lateranensi. Dopo saccheggi e devastazioni nel corso dei secoli, anche per Crea arriva la soppressione di epoca napoleonica, e si riapre nel 1820 con i Minori Francescani, attivissimi nel riportare il santuario al primitivo splendore. Nel novembre 1992 è tempo di salutare, la crisi delle vocazioni costringe l’Ordine ad abbandonare non pochi conventi, e tra questi c’è Crea, la cui conduzione pastorale passa al clero diocesano, primo rettore monsignor Carlo Grattarola. Ultimo "guardiano" francescano padre Antonio Brunetti, riposa nel romitorio che guarda la basilica.
Un quarto di secolo più tardi stessa sorte toccherà alla comunità francescana insediata a Sant’Antonio di Casale. Abbandonato nel 1555 - perché demolito dalla truppe francesi - il convento periferico di Santa Maria degli Angeli, i frati avevano ricevuto in usufrutto dal comune la chiesa di Sant’Antonio; in cambio devono “pregare Domineddio creatore, per la salvezza della comunità, e celebrare con grande solennità la festa del Santo, ricevendo in cambio dal comune una elemosina di 6 lire”. Qualche mese più tardi si era acquistata una vicina, grande casa, al prezzo di mille scudi d’oro; era la prima parte del convento. La secolare storia della comunità francescana finisce nell’autunno 2019, quando la Provincia dei Francescani del Nord Italia decide di non indugiare oltre sulla chiusura, decisa anni prima, con la generica motivazione della “mancanza di vocazioni”. Tocca a padre Angelo Manzini celebrare l’ultima Messa l’8 dicembre. Dopo alcuni mesi di chiusura, il tempio riapre, con la rettoria di monsignor Giampio Devasini (nominato vescovo di Chiavari il 10 aprile 2021 da Papa Francesco).
Appena fuori dei confini casalesi, San Giorgio Lomellina inaugura nel 1609 il convento e la chiesa di San Francesco, all’ingresso del paese provenendo da Mortara; abbandonato il monastero ad inizio ‘800 e nuovamente abitato dal 1817, i frati lo tengono fino al 1866, data della nuova confisca e definitiva alienazione. A Dorno - citiamo sempre dalla cospicua miniera di “Memorie religiose” edita nel 1930 da padre Francesco Pianzola - la prima attestazione documentaria di un convento francescano osservante, intitolato a Santa Maria degli Angeli, risale al 1540. Soppresso nel 1810. Mortara vede l’arrivo dei fraticelli nel 1418, insediati nelle chiesa di San Lorenzo; un trentennio più tardi si apre il convento intitolato a San Bernardino da Siena, che funzionerà fino alla soppressione napoleonica. In città sul finire del ‘400 apre un monastero francescano conventuale femminile, con il titolo di Santa Chiara, conosciuto anche come monastero di San Vittore. Nel 1805 è tempo di chiudere, sempre per la nota soppressione napoleonica. Doppia presenza a Sartirana. Le prime notizie del convento francescano osservante di San Giorgio risalgono a inizio ‘600, e la fine arriva nel 1810. Di un secondo monastero, dedicato a San Pietro Martire, si hanno notizie da fine ‘500; viene abbandonato nel 1683, mentre nel 1713 l'edificio e la chiesa sono definitivamente abbattuti.
Non è assente dal culto di San Francesco l’area vercellese. Senza allontanarsi troppo da Casale, alla già ricordata presenza in Trino va ricordato l’ormai scomparso ma importante convento dei Minori osservanti di Fontanetto Po. Costruito nel 1616, sorgeva accanto alla chiesa della Madonna dei Prati, in corrispondenza dell’odierno cimitero. Alla periferia di Crescentino, regione Gerusalemme (accanto all’attuale viale Rimembranza) si alzano, nella prima metà del ‘400, le mura del convento della Vergine delle Grazie, fondato da fra Matteo Bottarelli con il placet di Papa Sisto IV, grazie alle offerte della popolazione e al lascito testamentario di tal Prospera de Calvis (in altra fonte definita Porporina Calvi). Un secolo più tardi - annota il notaio e storico locale Giuseppe Buffa nel “Breve cenno storico della città di Crescentino” del 1857 - “i Francesi messo il Borgo a sacco, demolirono parte delle mura e molte case in uno col convento dei Minori Osservanti, che maestoso ergeasi fuori la porta del Pareto (ora porta Vische) nel sito pur oggidì appellato Gerusalemme”. Lasciata la periferia, oltre un secolo più tardi, è tempo di costruire nel centro cittadino un nuovo monastero, nell’angolo tra le attuali vie Dappiano e Dalmazia, e una nuova chiesa (oggi parrocchiale, su piazza Vische) consacrata nell’aprile 1551 da monsignor Ubertino Serrazio. vescovo di Cirene.
aldo timossi (5 – continua)
FOTO. Santa Maria del Tempio






