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“Chant Hébraïque”
Dopo un’escursione nella musica contemporanea per pianoforte, il secondo appuntamento della rassegna “Musica nel Complesso Ebraico” di domenica 7 giugno ha scelto di raccontare l’arte violoncellistica a cavallo tra l’800 e il 900. Lo ha fatto con un programma dove ben tre autori su quattro erano di ascendenza ebraica, e con un titolo, “Chant Hébraïque”, che non lasciava dubbi sulle contaminazioni musicali che da ben 14 anni la direzione artistica di Giulio Castagnoli porta nella Sinagoga di Casale Monferrato.
Ad esibirsi Andrea Stefenell, pianista molto conosciuto a Casale per essere stato per decenni l’accompagnatore di Casale Coro, e Amedeo Fenoglio che dal 2018 è violoncello di ruolo presso l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI. “Uno dei miei più cari allievi. – lo presenta Castagnoli - Insieme a lui vorrei ricordare Gilberto Bosco, un grande maestro del Conservatorio di Torino appena scomparso. Nel 2016, per il suo settantesimo compleanno, in questa stessa sala lo avevamo omaggiato di un concerto con cinque sue composizioni. Avremmo voluto festeggiare con lui anche i suoi 80 anni”
Di certo avrebbe Bosco avrebbe apprezzato questa scaletta che, oltre alla vicinanza all’ebraismo, ha per denominatore comune le potenzialità espressive del violoncello. I “Fünf Stücke” op.102 di Robert Schumann sono un capolavoro del genere: miniature scritte in modo spensierato, dove lo strumento diventa ora uno spassoso compagno di bevute, ora un innamorato romantico. Probabilmente si sono divertiti a eseguirlo quanto Schumann a scriverlo. Il concerto, però, ci permette di scoprire la profondità dei due pezzi dell’op 16 di Leone Sinigaglia del 1898 e di ricordarci di Mario Castelnuovo Tedesco, compositore che nel corso degli anni la rassegna ha avuto modo di valorizzare, non solo con un vasto programma di opere, ma mettendo in luce la sua influenza nella musica dei nostri tempi. Chant hébraïque, scelto per questa esecuzione, mischia linguaggi diversi, alternando alle armonie del ‘900 e il suggestivo universo sonoro a cui appartiene la sinagoga. In questo contesto ne scaturisce un brano intimo, dove le corde gravi si trasformano nel profondo salmodiare tante volte ascoltato in questa sala.
Infine, di Felix Mendelssohn Bartholdy, che infondo aveva un nonno di nome Moses. L’esecuzione del famoso concerto per violoncello e pianoforte op 58 conquista il pubblico fin dallo scoppiettante allegro iniziale, eppure è ancora contenuta rispetto al pirotecnico vivace conclusivo che suscita un’immediata richiesta di bis. E quando arriva è proprio per ricordare Gilberto Bosco con la toccante “Preghiera” di Ernest Block, tratto dalla raccolta From Jewish Life
Il prossimo appuntamento della rassegna sarà a settembre, in occasione della giornata della cultura Ebraica, ma le note saranno ancora protagonista in Sinagoga domenica 21 giugno, alle 17, per la giornata della musica. In programma il concerto realizzato in collaborazione con la nona edizione del Monfrà Jazz Fest con il saxofonista Mattia Basilico in una performance intitolata "Ner Tamid –La luce che resta”.
Alberto Angelino






