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Luca Peyron a Cantiere Speranza

Una riflessione sull'uomo nell'epoca dell'intelligenza artificiale

 

Non una conferenza sull'intelligenza artificiale, ma una riflessione sull'uomo nell'epoca dell'intelligenza artificiale. È stato questo il cuore dell'incontro che mercoledì sera 10 giugno ha riempito la Sala Cavalla del Seminario di Casale Monferrato, nell'ambito del ciclo Cantiere Speranza 2025-2026 promosso dai servizi pastorali della Diocesi.

Ospite della serata è stato don Luca Peyron, sacerdote torinese, giurista, docente e responsabile della Pastorale della cultura tecno-scientifica dell'Arcidiocesi di Torino. Muovendo dai contenuti dell'enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, Peyron ha invitato il pubblico a superare letture semplicistiche dell'intelligenza artificiale, soffermandosi sulle profonde trasformazioni che essa sta producendo nella percezione dell'uomo, delle relazioni e della società.

«Il problema non è ciò che fanno le macchine – ha osservato – ma quale percezione abbiamo di noi stessi in un mondo in cui le macchine agiscono razionalmente». L'intelligenza artificiale, secondo il relatore, non è, infatti, un semplice strumento: è un ambiente culturale che influenza il modo in cui l'uomo pensa, decide e si relaziona.

Nel corso della serata sono stati richiamati alcuni dati recenti sul rapporto tra adolescenti e IA. Secondo una ricerca di Save the Children, il 92,5% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni utilizza strumenti di intelligenza artificiale; il 41,8% vi si rivolge nei momenti di tristezza, solitudine o ansia, mentre oltre il 42% chiede consigli su relazioni affettive, scuola e lavoro.

Richiamando gli studi dello psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman, Peyron ha spiegato come il cervello umano alterni un pensiero rapido e intuitivo a uno più lento e riflessivo. L'intelligenza artificiale rischia, però, di introdurre una nuova forma di delega cognitiva, inducendo le persone a rinunciare progressivamente non solo alla ricerca delle informazioni, ma anche all'esercizio del giudizio critico.

Ampio spazio è stato dedicato alle implicazioni economiche e geopolitiche delle nuove tecnologie, alla concentrazione del potere nelle mani di pochi grandi operatori globali e alla crescente dipendenza da sistemi digitali che influenzano scelte e comportamenti. Tra i temi affrontati anche il caso Cambridge Analytica e il rischio di manipolazione del consenso attraverso l'uso dei dati.

Per Peyron, tuttavia, la risposta non può essere soltanto normativa o etica. «La questione è anzitutto antropologica», ha affermato. Prima ancora di stabilire regole e limiti, occorre comprendere che cosa sia realmente l'uomo.

Tre le parole chiave indicate come bussola per orientarsi nel cambiamento: fragilità, desiderio e vocazione. «La tecnologia del futuro dovrà custodire la fragilità umana, non cancellarla», ha concluso. «Il fine non è mettere l'uomo al centro, ma fare della persona lo scopo di ogni innovazione».

Un messaggio che ha suscitato attenzione e dibattito tra i presenti, chiamati a confrontarsi con una delle questioni più decisive del nostro tempo: non soltanto come utilizzare l'intelligenza artificiale, ma quale idea di uomo essa contribuirà a costruire.

Luca Beccaria

FOTO. Luca Peyron e il vescovo Gianni Sacchi