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Io, Cristina, vi dono il mio cuore

Successo degli Invaghiti al Museo

Grande successo ieri, domenica al salone Vitoli del Museo per "Io, Cristina, vi dono il mio cuore", ’ultimo appuntamento della XIII edizione di Natale al Museo, la rassegna di concerti ideata da Fabio Furnari (Gli Invaghiti) un chivassese cui dovemmo dare la citadinanza onoraria, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e il Museo Civico - Gipsoteca Bistolfi di Casale Monferrato che ha l'obiettivo di supportare la valorizzazione e la divulgazione al vasto pubblico del ricco patrimonio artistico.

Musiche (ben armonizzate) e testo han fatto rivivere i fasti della corte sabauda con brani  di Sigismondo d'India, Claudio Monteverdi, Filippo d'Agliè e molti altri compositori della corte francese di Madama Cristina di Francia e Vittorio Amedeo I di Savoia

Musiche eseguite dall’Ensemble Vocale e Strumentale Gli Invaghiti, composto da: Teresa Nesci, Soprano; Sabrina Pecchenino, Contralto;Fabio Furnari, Tenore, ideazione, direzione e regia; Leonardo Castellani, Tenore; Devis Longo, Basso; Luisa Anna Besenval, Flauto I; Giulio De Felice, Flauto II; Alessandro Graziano, Violino I; Giulia Arnaud, Violino II; Massimo Lombardi, Tiorba; Massimo Sartori, Viola da gamba; Pietro Ponzone, Percussioni; Carmelo Luca Domenico Sambataro, Clavicembalo; Melania Allasia e Ivan Fabio Perna, Voci recitanti. (Luigi Angelino)

Questa la parte finale dell'articolo che esce in cartaceo martedì:

 

Pensiamo sempre al barocco come un periodo di fatue volute, invece quanto razionalismo nel cercare uno schema con cui imitare la complessità della natura. Di questo spirito Gli Invaghiti diretti da Fabio Furnari rendono giustizia, anche se non possiamo ballare la sarabanda nei saloni del Museo, né vestirci tutti di “gris de lin”, il viola pallido del fiore del lino celebrato dal testo. Lo fanno unendo alle musiche dell’Aglié, anche Monteverdi, Jacques Champion de Chamonnieres, Etienne Mouliner e Sigismondo d’Indía, in un discorso filologicamente pertinente per date e gusto. Un susseguirsi di arie e canzone arrangiate con una tessitura che non scade mai nel banale o nel ripetitivo, merito anche di percussioni e flauti che rendono l’ensemble molto dinamico. Basta chiudere gli occhi e ci si trova tra dame e cavalieri imparruccati per impersonare dei ed eroi mitologici. L’incanto finisce dopo un’ora e mezza tra applausi e bis e visita guidata al museo, ma con la promessa di ritrovarsi puntualmente il prossimo anno. E già qualcuno comincia a chiederci in quale secolo ci porteranno a Santo Stefano del 2025. Alberto Angelino