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I tre bis di Michelle Candotti

PianoEchos, inizio venerdì 24 all’Accademia Filarmonica di Casale e

Normalmente eseguo solo due bis, ma visto che lo chiedete con tanta insistenza farò un’eccezione”. A pronunciare la frase è Michelle Candotti. Sono le 22.20 di venerdì 24 settembre all’Accademia Filarmonica di Casale e questa pianista ventiquattrenne sta suonando, da un’ora e un quarto, un programma che farebbe la delizia di ogni amante di Chopin e la croce di ogni pianista che si cimenti con il compositore polacco. C’è la Barcarola in Fa diesis maggiore op. 60, il Gran Valzer Brillante op. 18, La Polacca in Fa diesis minore op. 44, il Notturno op. 55, una manciata di Mazurke e per concludere il tutto la Sonata n.2 in Si bemolle minore op. 35.

Dato che il pubblico non l’ha lasciata praticamente alzarsi dal piano ha bissato con due studi, tra cui il n. 11 dell’op. 25 il “Vento d’Inverno”, giusto per continuare con una sferzata di energia, e poi lo strappo alla regola: il terzo bis con il Notturno in Do minore. Più di così poteva solo dare fuoco al pianoforte.

Tra una variante e l’altra del Covid era da tanto che l’Accademia Filarmonica non ospitava un concerto pianistico di livello così altro. Michelle Candotti è arrivata nelle sale di Palazzo Treville grazie a PianoEchos 2021 e al suo inossidabile direttore artistico Sergio Marchegiani.

Chopin è perfetto per una istituzione che dal 1837 riempie queste sale di musica. Più o meno il periodo in cui il buon Fryderyk lavorava alla Sonata n. 2. “Sbaglieremo a pensare a Chopin malato e debole come ce lo tramanda una certa iconografia – esordisce Marchegiani nel presentare il concerto – era un rivoluzionario, pieno di energia. Certe composizioni come la Barcarola aprono le porte all’impressionismo musicale”. Una buona parte di questa energia deve essere passata a Michelle Candotti. Diplomata a 14 anni con il massimo dei voti, premi a quintali in concorsi di prestigio, collaborazioni, dalla Royal Philharmonic Orchesta in giù. Diamine, il suo Gran Valzer Brillante scintilla fino ad accecare, la Polacca op. 44 diventa una carica di Ussari Alati. Peccato che il pianoforte rifletta i bassi sul marmo lucido della sala impastando gli zoccoli di un suono così potente. Un consiglio da profano: una pedana rivestita di panno aiuterebbe la qualità del suono.

Ascoltare Chopin è sempre un’esperienza diversa, ogni pianista rende ogni pezzo unico”, continua Marchegiani....

a.a.

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Foto Luigi Angelino in Filarmonica (palazzo Treville)