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Francescani in Monferrato (8)

Guglielmo da Casale, frate dei Minor e Giovanni Francesco futuro beato - Suor Angela, clarissa

 



Molto attivo nei primi decenni del ‘400, Guglielmo da Casale, frate dei Minori. Nasce intorno al 1390, dai Robazolius, Robazoglio. Abbraccia la vita religiosa tra i francescani della provincia di Genova, dopo il periodo di probandato e noviziato è inviato all'Università di Padova per gli studi di teologia. Il suo nome figura tra i partecipanti ai capitoli di S. Antonio a Padova; il 6 maggio 1417 è citato con il titolo di “baccalaureus formatus”, studente formato e maturo, pronto per l’insegnamento, incarico con quale è citato qualche tempo dopo: “magister” in sacra teologia. Poche notizie sulla carriera ecclesiastica, tranne che dal 1427 risulta procuratore cismontano presso la Curia romana, e che per qualche tempo è inquisitore.

Nel corso degli stessi anni segue da vicino le vicende del Marchesato del Monferrato, stretto tra le mire espansionistiche del Ducato di Milano e le ingerenze dei Savoia, trasformandosi in ambasciatore del marchese Giangiacomo Paleologo. In occasione del capitolo generale dei Minori, tenuto nel giugno 1430 ad Assisi, arriva la sua elezione a 32° generale dell'Ordine, dopo qualche tempo di vicariato su incarico di Papa Martino V. Momento non facile, per il contrasto tra Minori e Osservanti sul problema delle proprietà conventuali, cui si aggiunge la necessità di ristabilire la disciplina fra le Clarisse, divise tra comunità alle quali il nuovo Papa Eugenio IV impone l’unica denominazione di Ordine di Santa Chiara. Guglielmo muore a Firenze nel 1442, e il suo corpo viene trasferito a Casale, nella chiesa di San Francesco.

In quella stessa metà del ‘400, Casale è patria di un futuro beato, Giovanni Francesco. All’età di quindici anni inizia gli studi religiosi nel convento dei canonici regolari di Mortara. Vive sotto quella Regola per un trentennio, “con molta edificazione e laude, predicando la parola di Dio per le città, per le castella, e le campagne”, si legge nelle “Cronache” redatte a inizio ‘600 da Bartolomeo Cimarelli. Desideroso di condurre una vita più austera, prende l’abito degli Osservanti, nel convento di Fiesole. Qui vive “con gran fervore, esempio di santità; mai trovato ozioso, sempre immerso nelle orazioni e nella meditazione delle cose spirituali”. Si narra che durante i pasti rimanga spesso senza prendere cibo, come sospeso a meditare. Sale al Cielo dopo vent’anni, nel 1508, essendosi “distinto per miracolose guarigioni e per mirabili virtù”. Sepolto nel convento fiorentino di San Salvatore. E’ autore di un “erudito libro di varie questioni teologali e filosofiche”, stampato nel 1500.

Empiè del suo nome il Monferrato, padre Antonio da Morano”. Così scrive il De Conti, descrivendo la figura di un frate nato nell’omonimo paese, sede di una piccola casa francescana. Non facile fissarne gli anni della nascita e della scomparsa. Per la prima, qualche fonte scrive di fine ‘400-inizio ‘500, considerando che nel 1527 avrebbe l’età per iniziare la predicazione. Altre cronache anticipano addirittura di oltre mezzo secolo, attribuendogli la conclusione “circa il 1480 dei lavori per il convento alla Bastia fuori di Casale, ivi introducendovi i suoi frati, a cui diede ottimi regolamenti”.

La costruzione di quel monastero, nei pressi dell’odierna salita Sant’Anna, è in effetti merito del marchese Guglielmo VIII, che nel 1476 lo dona ai Francescani. Padre Antonio avrebbe semmai portato a conclusione gli ultimi lavori, con la dedica a Santa Maria degli Angeli. Tale impegno sarebbe stato svolto, secondo l’autore della “Origine seraphica religionis franciscana”, nella sua veste di Ministro della Provincia francescana di Genova.

Padre Antonio, “teologo profondo” avrà incarico di guardiano a più riprese, e in qualche decennio di vita religiosa sarà “predicatore abbondantissimo, caldo e facondo”, “profondamente versato nella scienza delle divine cose”. Sempre per carenza di date, sarebbe azzardato immaginare la sua presenza nel nuovo convento costruito in città, di fianco alla chiesa di Sant’Antonio, dopo la distruzione a metà ‘500 dell’edificio fuori della Bastia.

Nel tempo che vede l’impegno religioso del moranese Antonio, vive tra Casale e Vercelli una monaca delle Clarisse che un recente repertorio cita come beata. Si tratta di suor Angela, nata a Casale “sul cominciamento del secolo XVI”.

Vocazione tardiva – si legge in “Dizionario delle donne celebri piemontesi” di Carlo Novellis, 1853 - solo in età matura avverte il richiamo alla vita religiosa, forse frequentando in città il monastero “della Maddalena” - dove da fine ‘400 vivono anche una dozzina di monache della comunità di Rocca delle Donne (a Camino, ndr) soppressa da Papa Alessandro VI dopo l’accusa di “incontinentia”, dissolutezza - e veste l’abito delle suore di Santa Chiara, trasferendosi nel convento di Vercelli; “il leggendario francescano ricorda le rare virtù di questa vergine, la quale cessò di vivere nel 1564 in odore di santità”. Anche il Casalis ne ricorda la figura nel suo “Dizionario geografico, storico…”, limitandosi a scrivere di “beata Angela monaca”. Nel monastero vercellese è compagna e amica di suor Paola Asseria, morta lo stesso anno e alla quale una biografia scritta dal francescano Tommaso Aiazza attribuisce “fama di santità”.

Il territorio di confine fra la diocesi casalese e quella di Asti, registra nella seconda metà del ‘500 la presenza di due Francescani. Castell’Alfero è patria di Bonaventura Rapiccia (o Ravizza), frate dell’Osservanza, la famiglia più legata alla vita ascetica e mendicante con la stretta obbedienza alla regola, cui si affiancano di Conventuali che praticano vita di monastero e di cura delle anime. E’ descritto quale “dotto rubricista e celebre moralista”, autore di un “Dialogo” (edito a Vercelli nel 1592) nel quale di tratta di alcune rubriche del breviario e del messale, con l'aggiunta di alcune osservazioni sul canto gregoriano, nonché di un libro “de' casi di coscienza per modo di dialogo”.

Fra Vittore Ferno nasce a Grazzano. Anche lui si lega agli Osservanti e opera all’interno della provincia francescana di San Diego, che all’epoca comprende grosso modo il Piemonte nordorientale e parte del Canton Ticino. Teologo celebre e grande oratore, scrive diversi trattati. Un libro dal curioso titolo “Vaga e fruttuosa rappresentazione della statua di Nabuccodonosor, adombrata da vari concetti scritturali”, edito nel 1597, ha intenti formativi; attraverso la citazione di episodi biblici, a partire dalla creazione, descrive un Dio buono, che premia i buoni e condanna i malvagi, illustrando “le opere che l’uomo deve fare per evitare la dannazione”.

A metà del ‘500 nasce Cesario da Trino. Poche le notizie, se persino lo storico trinese Andrea Irico scrive che “non abbracciò la Regola nella Provincia Subalpina, ma in quella Romana, il che fu anche la causa dei suoi atti sconosciuti fino all'anno 1603”. In tale anno, Cesario è definitore, cioè assistente del Ministro Provinciale. Il 16 maggio, durante il Capitolo generale francescano, viene eletto “Guardiano del Monte Sion e Commissario di tutta la Terra Santa”. Il 10 agosto parte da Venezia, in compagnia di 47 religiosi. Approdano ad Ancona, per fare visita al santuario della Santa casa di Loreto, quindi ripartono e dopo aver fatto tappa nelle isole di Candia e Cipro, arrivano a Gerusalemme.

Cesario prende possesso del Presbiterio, che “amministrerà con grande prudenza per ben cinque anni”. Anni difficili, con tanti successi e altrettante fatiche. La comunità dovrà subire ogni tipo di insulto, ricatto e angheria da parte dei Turchi, fino alle minacce di morte, “tuttavia, Cesario fu instancabile verso gli stranieri e i prigionieri, e sempre benevolo nei loro confronti”. Nel maggio 1606 dovrebbe essere sostituito dal nuovo eletto, fra Gaudenzio di Verona, che arriverà a Gerusalemme solo nell’agosto del 1608.

aldo timossi (8 – continua)

La puntata numero sette è inrete e sul cartaceo del 5 maggio