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Stati Generali del Monferrato
Rilancio del territorio? Il turismo, da solo, non basta!
Gentile direttore, ho letto con grande interesse la proposta dell’avvocato Dagna (in questa pagina) di indire gli Stati Generali del Monferrato casalese, con l’obiettivo di promuovere il territorio. Un’iniziativa condivisibile, che tuttavia solleva una domanda cruciale: l’organizzazione di un simile momento di confronto, unita al recente risveglio del turismo, può davvero bastare a invertire il declino di un’area che negli ultimi decenni ha perso un quarto della propria popolazione e visto arretrare il proprio tessuto produttivo?
È difficile pensarlo. Il declino del Monferrato casalese non si affronta con la bacchetta magica del turismo, né con il solo rito degli “Stati Generali”. Serve una visione più ampia e strutturata, capace di tradursi in strategie concrete e durature. In questo spirito, e con intento costruttivo, mi permetto di affiancare alcune riflessioni alla proposta avanzata.
Il turismo, per quanto in crescita, resta un settore per sua natura stagionale e fragile. La vera sfida, semmai, è quella dell’attrattività residenziale. Rendere i borghi luoghi in cui vivere stabilmente significa trasformarli in poli dello smart working, dotati di infrastrutture digitali adeguate e servizi sanitari di qualità. Solo così sarà possibile convincere giovani famiglie e professionisti che scegliere le colline del Monferrato non rappresenti un ripiego, ma un’alternativa competitiva rispetto alle grandi aree urbane del triangolo industriale. Tuttavia, questa ambizione si scontra con il "collo di bottiglia" che soffoca il territorio. L'isolamento ferroviario, senza collegamenti rapidi ed efficienti con Milano, Torino e Genova, ogni strategia di ripopolamento rischia di restare un'utopia, tagliata fuori dal dinamismo dei grandi centri metropolitani.
Sul piano economico, è necessario recuperare e reinterpretare la vocazione manifatturiera del territorio. La ferita lasciata dal declino industriale può diventare un’opportunità. La riconversione degli spazi dismessi in poli dedicati alla green economy e alla bonifica ambientale consentirebbe di trasformare il trauma del post-Eternit in una leva di innovazione e competenza tecnologica avanzata.
Accanto a questo, è fondamentale sviluppare filiere agroindustriali evolute. Non solo produzione vitivinicola, ma anche trasformazione e valorizzazione dei prodotti locali, per trattenere sul territorio una quota maggiore di valore aggiunto.
Resta poi un nodo strutturale: la frammentazione amministrativa. Il frazionamento in una moltitudine di piccoli comuni rappresenta un limite evidente. Superare il “nanismo” istituzionale, favorendo forme di gestione associata e una governance unificata, è condizione indispensabile per accedere efficacemente ai fondi europei e presentare il Monferrato come un sistema territoriale coeso, capace di competere senza restare nell’ombra di realtà più consolidate.
Emblematico, in tal senso, è quanto accaduto con le risorse del PNRR. La frammentazione amministrativa ha indebolito la capacità progettuale del territorio, disperdendo i fondi in una molteplicità di interventi minori, spesso utili ma privi di impatto trasformativo. Un’occasione straordinaria che, secondo una percezione diffusa, non è stata pienamente colta.
In definitiva, se il rinnovato interesse turistico e l’organizzazione degli "Stati Generali" rappresentano segnali incoraggianti, da soli non possono bastare a invertire la rotta. La vera sfida si gioca sulla capacità di generare lavoro stabile e potenziare la formazione tecnica, pilastri necessari per trattenere le competenze sul territorio. Soprattutto, serve il coraggio di una visione di lungo periodo. Una pianificazione decennale che impegni istituzioni, imprenditori e società civile in un patto di sistema. Senza una strategia condivisa che sappia andare oltre la logica dell'emergenza, ogni tentativo di rilancio rischia di restare un'opera incompiuta.
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